Opening Spazio Estro
a cura di: Scande, Giuseppe Mascheretti, Dario Tironi, Christian Muela, Max Perrone
dal 18 gennaio al 4 febbraio 2007
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LA SOLIDARIETA’ E’ NORMA DEI LIBERI
La storica Associazione di Mutuo Soccorso di Bergamo ha deciso con una svolta di recente data di rinvigorire la sua tradizione di sostegno alla vita culturale dei ceti popolari. La scelta è quella di mettere a disposizione dei giovani artisti uno spazio espositivo attrezzato, sito al piano terra della sede del Mutuo Soccorso, in via Zambonate. Si tratta di un ampio locale appena ristrutturato dato gratuitamente in uso all’Associazione “ESTRO”, formata appunto da giovani che osano ancora occuparsi della cultura in un tempo che, spesso, considera superfluo ogni valore non strettamente legato alle arrampicate economiche. I giovani di “ESTRO” inseguono utopie ma sanno concretamente leggere il proprio tempo, con sguardi di com-passione o di disinganno, di partecipazione emotiva o di distacco, ben sapendo che tutto non comincia con loro e tutto non finisce con la loro presenza vigile. Si fanno carico di coinvolgere altre realtà giovanili operanti nel campo, in sintonia con le finalità sociali del Mutuo Soccorso che li ospita.
LA PRIMA ESPOSIZIONE
Come ci insegna la studiosa americana Rosalind Krauss, la nozione di “opera d’arte” non va più vista come oggetto estetico ma come luogo d’incontro tra elementi disparati. Nell’opera contemporanea convergono visioni personali, emergenze sociali, il peso della tradizione, il fluido giovane delle nuove letture del mondo (che è vecchio e stanco).
L’estetica del bello, in molti casi, passa in secondo piano. E’ sempre l’etica che predomina. Il concettuale, inteso come pensiero che muove all’azione, sta sempre dietro ogni scelta artistica giovanile.
L’io si misura con il noi. L’artista parla di sé ma usa un linguaggio che vuole raggiungere gli altri, non è un solipsista. L’artista dà conto delle sue riflessioni sul tempo che si sta dipanando ma è conscio che il suo posto è in un flusso continuo che travalica i confini della propria cronologia, dello spazio e del tempo.
L’artista si esprime sempre di più all’interno di un gruppo, di una associazione, di una aggregazione anche temporanea, rinunciando in parte alla propria “individualità” ma mai alla propria “identità”. Stare in compagnia con quelli che condividono principi e valori, aiuta ad approfondire e favorisce il confronto. Qualche volta aiuta anche a farsi aprire qualche spiraglio nel sistema granitico e chiuso del sistema dell’arte, spesso sprangato ai non addetti, ai divergenti, ai critici della società di massa.
Il concetto di mutuo soccorso, storicamente consolidato, riprende con vitalità.
LETTURA DELLE OPERE IN MOSTRA
Totem e tabù, figure corrusche di ferro che ricordano statue africane sono i lavori di GIUSEPPE MASCHERETTI, realizzati con materiali di fusione e di recupero ferroso. Il cavallo ha un muso di martello, come a sottolineare la barbaricità della scultura, il forte impatto emotivo della radice antica dell’odio e della violenza. C’è spazio anche per una dolcezza ironica nell’accostamento tra il nero del piccolo S. Giorgio e il bianco cartapesta del drago, che si affrontano in una storia poco credibile del mito e del racconto ancestrale, ammantato di sapore fiabesco.
Il suono della terra sembra scaturire dalla scultura fatta di rami naturali, opera di CRISTIAN MUELA. La natura dei suoni emana anche dai finissimi guazzi azzurri, come volute di partiture aeree. La scultura del satiro (o Pan) si torce attorno al suo flauto come il jazzman che muove il corpo in sintonia con la musica. I suoni si espandono ma scaturiscono dalla terra, come in una sorta di contrappasso tra elementi concreti ed elementi astratti. Aerei e assolutamente provvisori sono anche i confini della Mesopotamia, in un guazzo color terra.
Natura virtuale e natura artificiale sono i soggetti di DARIO TIRONI, raccolti in solidi oggetti materiali di immediata riconoscibilità. Un televisore proietta l’immagine della terra, confondendoci le idee sulla naturalità e artificialità dell’immagine, mentre spuntano fiori di ferro in cima all’apparecchio. Una culla (o cesto) diventa la sede di un ipotetico neonato ma è nello stesso tempo ricettacolo di rifiuti. I resti del petrolio alimentano un insetto mostruoso costruito assemblando scarti di idraulica. L’ape minacciosa si nutre in una nuova apocalisse.
Dove si cerca l’anima delle cose o l’anima dell’uomo? Dentro l’encefalo, sembra concludere l’opera di SCANDE, ma l’operazione dolorosa si può guardare solo attraverso la croce, simbolo religioso e nello stesso tempo emblema di un pronto soccorso stampato sulla cassetta dei medicinali. Le installazioni di Scande cercano il fondo delle cose, l’origine dell’uovo primordiale che ha un guscio di schede elettroniche di scarto. E il tempo attrae e respinge come in un orologio impazzito e minaccioso che muove la lama all’indietro come una mannaia.
Sem Galimberti





