ORANGE - tre fresche visioni
di: susanna pellegrini e silke richter
.
SIAMO TUTTI ANIMALI DI MERDA
Breve testo critico sul lavoro di tre artisti in lotta
dal 22 febbraio all'8 marzo 2007
Una mostra che parte dalle radici della nostra società, ma anche una mostra che parla di territori lontani. L'Africa è il cuore pulsante di quest'esposizione che mette a confronto i lavori di tre artisti che visivamente si accostano bene tra loro, creando un linguaggio silenzioso, con un forte richiamo verso la natura che si divide però nel confronto sulle loro poetiche. Due diversi punti di osservazione sul mondo e sulla società, accompagnati da un'artista d'eccezione l’africano Augusto Fernando Bandiera.
Siamo tutti animali di merda. Questo è il monito, l’evidenza dei fatti di fronte a cui sembra porci il lavoro di Susanna Pellegrini autrice di tre opere in mostra. Tre opere a grafite, senza colore ed in alcuni casi impercettibili; l’occhio si deve abituare alla loro presenza, le deve osservarle minuziosamente e come in un gioco scoprire le anomalie, le imperfezioni, le cose che proprio non possono essere reali.
L’immaginario di Susanna è assolutamente onirico, ma allo stesso tempo terribilmente reale: cani senza testa, esseri (forse bambini) e personaggi sospesi; visioni zoomorfe in bilico fra le immagini di Joel Peter Witkin e Matthew Barney. Quando le osserviamo ci troviamo di fronte ad ammassi di materia difficili da identificare, le forme sono morbide e da queste si intravedono i corpi che ne escono, corpi persi, corpi fluttuanti, corpi interrotti fra il nostro e un altro mondo.
“Tutto ciò che pensiamo e costruiamo sono solo finzioni e invenzioni” spiega l’autrice, “vi è in realtà un disegno naturale che scandisce l’evoluzione del mondo; sono visioni della natura, di un fato che guida gli eventi, indipendentemente dal nostro volere”.
Siamo tutti animali che si mangiano a vicenda, simili agli insetti, ma probabilmente meno abili nel gioco e quando sembra che tocchiamo un punto più alto, ricadiamo sempre sugli stessi errori.
Se il lavoro di Susanna Pellegrini e avvolto da un velo di pessimismo che si ritrova dentro a noi, non si va certo in territori più dolci quando scrutiamo quello di Silke Richter. Il tema delle opere esposte è l'Africa; la gente, la cultura, la musica, ma anche il conflitto fra bianchi e neri, la schiavitù ancora oggi presente e le contraddizioni che segnano quel continente. Nei lavori, di piccolo formato, vediamo scorrere come diapositive immagini che rimandano a tematiche differenti. I lavori hanno titoli semplici che illustrano bene il prodotto: gioia, cura, bianco e nero, pensieri colorati, libertà, titoli che non hanno bisogno di ulteriori spiegazioni; la tecnica unisce collage, acrilico e pastello ad olio, la mano è veloce, nervosa e solo in alcuni casi i contorni sono ben evidenziati. Nel suo lavoro Silke Richter vuole andare a fondo per farci capire come è realmente l'Africa, cercando di abbattere gli stereotipi dietro cui molti di noi ancora oggi si nascondono.
“finché noi continueremo a parlare di bianco e nero non ci sarà pace nel mondo” scriveva anni fa Marley, e Silke ci mette di fronte a questo contrasto, ci chiede uno sforzo per osservare a fondo questa cultura superando il nostro egoismo, perché nell'Africa nera ci sono pensieri colorati.
A fare da spartiacque, ci sono infine le sculture di A.F. Bandiera; scultore della Guinea Bissau che espone tre statue in legno scuro che parlano del suo popolo, della sua gente. Lo stile è minuzioso e curato nei particolari, e forse lui, più vicino all’Africa è quello che la coglie più a fondo, nell’anima.
Scande
Febbraio 2007



