recorded
di alessandra locatelli
dal 29 ottobre al 12 novembre 2010
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Così come la ritrovo nel mio ricordo nello sviluppo infantile, essa non è una costruzione, ma è tutta fusa e ripartita in me: qui una stanza, lì un’altra, e qui in mezzo un corridoio che non serve ad unire le due stanze ma è conservato in me come un frammento. In tal modo, tutto è ripartito in me, le camere, le scale che scendevano con lentezza così cerimoniosa, altre scale, gabbie strette che salivano a spirale, nella cui oscurità si avanzava come il sangue nelle vene.
R. M. Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge
Da una finestra aperta torna ogni anno la primavera, e tornano con lei tutti i ricordi. Essi hanno un’anima di vapore, si dilatano e restringono, si aprono e chiudono, li afferri e svaniscono. Come diapositive ingiallite dal tempo, proiettano una storia nella quale confluiscono valori interiori di sogno, fantasia e immaginazione.
La casa descritta da Rilke nelle poche righe riportate sopra evoca immediatamente in me il ricordo delle due case in cui sono cresciuta, case che ora non esistono più. Esse sono il serbatoio di ricordi che giungono da luoghi lontani, spazi della memoria ancora da esplorare, intimi nascondigli, stanze segrete, rifugi in cui ripararsi o dai quali fuggire. In queste case sono cresciuta con le mie due famiglie: radici di un legame doppio e inscindibile, unito dallo stesso pulsare.
Gli spazi della casa, così come gli elementi che ne fanno parte, si comprimono, si dilatano, entrano e escono dai muri, in bilico tra uno spazio e l’altro. Arrivano da lontano e contemporaneamente tentano di uscire verso spazi altri. Come i frammenti del mio corpo, che attraverso il calco dell’attuale insinuano lontani ricordi dell’infanzia. Così le forme, i disegni, gli oggetti quotidiani sono segni del tempo, abitanti di uno spazio che non permette di coglierne mai l’interezza.
Un tempo che si srotola e mi permette di ripartire.
Un tempo che si crea, tracciando un segno continuamente doppio.
